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Angeli e Demoni

Gli angeli dell’emergenza si stanno trasformando rapidamente nei demoni dell’errore medico

Il più eclatante esempio: nel momento dell’emergenza medici ospedalieri ormai in pensione, alcuni già schiettamente anziani e quindi particolarmente a rischio di infezione con esito letale, risposero a quella che sembrava una vera chiamata alle armi. Tornarono in servizio e si impegnarono nelle condizioni impossibili di un anno fa, con scarse e nulle dotazioni di sicurezza quali mascherine camici e guanti. Non pochi ci rimisero la pelle (65, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità fermi a gennaio 2021). Martiri loro, eroi e santi gli altri. 

Successivamente hanno scoperto che per aiutare dovevano anche assicurarsi, che ove ripresi nei ranghi delle strutture ospedaliere e protetti dunque dai benefici della legge Gelli, potevano essere successivamente chiamati a rispondere per colpa grave. E, dunque, era indispensabile che si assicurassero.

E’ solo il più clamoroso degli esempi, perché il problema è invece generale. Sofferenti purtroppo per la perdita di familiari cari, molti parenti non riuscendo ad accettare la morte avvenuta hanno reagito, come spessissimo avviene, cercando un colpevole a tutti i costi. Il medico di famiglia, magari prima di infettarsi a sua volta, non aveva riconosciuto prontamente in un mal di gola le insidie del Covid? Il gestore di una Rsa non aveva prontamente vigilato, nell’emergenza, sull’ingresso di nuovi ospiti ammalati, o sull’isolamento del personale, provocando così l’insorgere di focolai d’infezione? Medici ospedalieri chiamati da tutti i reparti, ortopedia inclusa, a riempire i ranghi decimati degli specialisti di malattie infettive commettevano errori che con esperienza e studio apposito evidentemente non avrebbero commesso?

La soluzione è sempre più spesso la causa di risarcimento quando non la denuncia in sede penale. Occorre dirlo, questo è il Paese che ha processato e condannato in primo grado i maggiori sismologi d’Italia per non avere previsto il terremoto dell’Aquila!

E’ altresì il Paese dove non ritenendosi sufficienti le pene previste per l’omicidio e il disastro colposo in alcune occasioni sono stati condannati i vertici di società e aziende per il reato di omicidio e stragi volontarie, stressando oltre il consentito il concetto di colpa lucida che un tempo era quasi un caso di scuola tanto ne era difficile la configurabilità.

E’ insomma il Paese (non so se l’unico) nel quale non si accetta più l’evento mortale, disastroso, e a volte neppure quello fallimentare, senza che si possa individuare un colpevole, anche se inventato a qualsiasi costo.

Il grande Totò  diceva che “in tempo di crisi, gli intelligenti cercano soluzioni. gli imbecilli cercano colpevoli”. Ebbene, questo è il paradigma che finalmente deve passare anche in questo nostro martoriato Paese.

Già nel mese di ottobre 2020, non abbiamo dati aggiornati, l’ordine dei medici di Milano lamentava essere in arrivo circa 400 cause civili contro i medici (di famiglia, di pronto soccorso, ospedalieri) legate all’emergenza Covid.

Si è poi verificato lo scandalo di pubblicità presentate da società specializzate più che da avvocati, con le quali si promettevano risarcimenti a fronte di anticipo zero, ai parenti delle vittime del Coronavirus per fare causa ai medici. 

Fortunatamente gli Ordini non sono stati a guardare passivamente. In particolare, l’Ordine degli Avvocati di Roma ha firmato un protocollo con l’ordine dei medici di Roma invitando ad effettuare segnalazioni di casi del genere per consentire un’adeguata reazione. 

Avvisi come quello sopra indicato, al di là della indignazione che provocano, prestano infatti il fianco alla contestazione di precise violazioni: in particolare, gli avvocati non possono promettere cause gratuite con l’impegno ad essere retribuiti solo in caso di vittoria con una percentuale di quanto ottenuto. Spesso sono però delle società specializzate a promettere la gratuità, formalmente impegnandosi a retribuire gli avvocati utilizzati.

Il punto è però che questi avvisi promettono sostanzialmente sempre esiti positivi, violando così le norme riguardanti la pubblicità ingannevole. Non esistono infatti cause vinte a prescindere, ma soprattutto queste società, proprio perché basate sulla gratuità della prestazione, non mettono affatto a disposizione professionisti realmente validi ed esperti. Quelle pubblicità si rivelano normalmente delle vere e proprie truffe. 

La necessità di reagire

Il un precedente articolo, “lo scudo di paglia”, abbiamo già affrontato la questione relativa alla necessità di una normativa a tutela dei sanitari coinvolti in situazione di emergenza nella battaglia contro il Coronavirus. Si concorda in proposito con quanto detto dal dott. Roberto Carlo Rossi, presidente dell’ordine dei medici di Milano: “I medici sono stati costretti ad operare in assenza di linee guida o di buone pratiche consolidate, nonché di riferimenti bibliografici”. Ecco, questa situazione dovrebbe essere riconosciuta, lo ripetiamo perché l’abbiamo già scritto e lo ribadiremo più volte in futuro, come situazione di emergenza e difficoltà oggettiva tale da giustificare l’esimente dell’imperizia.

E’ probabile che in qualche anno si formi in sede penale come civile una giurisprudenza in tal senso, ma anche in tale non sicura evenienza il cammino sarà costellato di morti e feriti, una sorta di pandemia di ritorno. Il legislatore ha il dovere di evitare tale difficoltà e sofferenza, intervenendo con una legge decente ad hoc. Le associazioni e i siti come il nostro hanno a loro volta il dovere di stimolare il legislatore, cioè i deputati delle competenti commissioni di Camera e Senato, a stimolare la presentazione un ddl (non vi è infatti semplice proposta di legge che abbia speranza di arrivare all’approvazione). In proposito invitiamo i nostri lettori a far pervenire segnalazioni riguardanti cause attivate in danno di sanitari aventi le caratteristiche sopra descritte. 

Contiamo presto di tornare sull’argomento.

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