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La salute si cura solo insieme, tra gestione intra ed extra-ospedaliera

Analisi della GMI di costi e benefici della cura Covid-19 sulla professione e la professionalità di medici, medici futuri e specializzandi

“L’emergenza pandemica è servita a rivelare ulteriormente e definitivamente le fragilità della medicina generale e del territorio, figlie di una decennale mancanza di programmazione e lungimiranza da parte delle istituzioni.

L’attuale scheletro strutturale della sanità territoriale è ancora fondato sulle esigenze del secolo scorso, le quali dovevano far fronte alla pletora medica con la creazione di numerosi posti di lavoro e con la possibilità di distribuire i medici efficacemente sul territorio, in un contesto sociale e lavorativo molto diverso da quello attuale.

Tuttavia oggi siamo dinnanzi ad evidenti criticità che non possiamo ignorare. Innanzitutto la programmazione del numero di nuovi medici di Medicina Generale (MG) si è rivelata assolutamente inadeguata a ricoprire il fisiologico ricambio generazionale che inevitabilmente si sta palesando. L’età media dei medici di MG in attività, in Italia, è una delle più alte in Europa e nei prossimi 5 anni, causa pensionamenti, ci si troverà a far fronte ad una condizione impossibile da mantenere attraverso il sistema attuale.

L’aumento del massimale del numero degli assistiti, come già adottato in via emergenziale in alcune regioni d’Italia, non è a parer nostro la soluzione al problema, in quanto con il trascorrere del tempo è inevitabile la riduzione della qualità dell’assistenza ai pazienti stessi.

Nel tentativo di tappare la falla venutasi a creare, le regioni hanno dato la possibilità ai medici frequentanti il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale (CFSMG) di partecipare in via residuale ai bandi per le zone carenti di assistenza primaria, con la possibilità quindi di ottenere la convenzione prima della fine del corso. Se ciò ha dato un grosso aiuto all’emergenza nel settore della Medicina Generale, di fatto la priorità alla copertura dei posti vacanti è andata a scapito dell’ottimale formazione professionale stessa.

Oltre ciò, sempre nell’ambito della Medicina Generale, stavolta lato continuità assistenziale, la carenza di medici titolari (il cui requisito è il diploma di Medicina Generale) ha determinato la chiusura di diversi presidi, soprattutto nei territori più isolati. Il conseguente danno gravissimo ha interessato direttamente la popolazione locale per l’impossibilità di garantire un servizio sicuro, causa mancanza di medici sostituti o reperibili insufficienti sia per le nuove opportunità lavorative, venutesi a creare con la pandemia, sia per il contestuale aumento delle borse di specializzazione degli ultimi anni. Di fatto il sistema si è retto fino ad oggi sul precariato della classe medica piuttosto che su una base organizzativa solida.

La figura del medico di Medicina Generale è sostanzialmente differente rispetto a quella degli scorsi decenni, infatti il progressivo aumento della burocrazia e delle regole prescrittive ha reso sempre meno clinicamente libero il medico di Medicina Generale, in un certo senso con sempre più obblighi da “dipendente” e con nessuno dei diritti contrattuali riservati a questi, lasciando i rischi e i costi della libera professione ma tenendolo legato a vincoli limitanti la stessa.

In una visione moderna di assistenza primaria il medico di Medicina Generale avrebbe bisogno di appoggiarsi ad una struttura sanitaria che comprenda strumenti diagnostici, personale amministrativo e infermieristico dedicato e in quest’ottica un corretto inserimento dello stesso come dipendente SSN potrebbe agevolare la qualità dell’assistenza oltre a garantire una gestione del paziente multidisciplinare e incondizionata da dinamiche economiche e politiche di cui sarebbe ipocrita non far menzione.

La formazione stessa dei medici di Medicina Generale all’interno del CFSMG è stata affidata, per quanto riguarda la componente teorica, ad alcuni sindacati di categoria e manca di un programma standardizzato di obiettivi formativi col rischio di risultare in una difformità nella formazione tra le varie regioni. La creazione di un corso di specializzazione vero e proprio non è da rinnegare ma va vista piuttosto come una possibilità di evoluzione della formazione del medico di Medicina Generale in un’ottica di acquisizione di competenze multidisciplinari.

È sicuramente necessario vigilare affinché ciò sia realizzato nella maniera più efficace possibile, garantendo un’alta qualità formativa e la dignità che spetta ad una figura oltremodo fondamentale per il presente ed il futuro del SSN.

A nostro parere solo un attento confronto tra le istituzioni e chi vive in prima persona la Medicina Generale potrà portare ad una risoluzione delle criticità ed al rilancio della stessa come pietra d’angolo della gestione extraospedaliera dei pazienti e non certo dall’ostruzionismo di chi, provando a mantenere le ingerenze costruite negli anni, ignora le difficoltà oggettive di chi dovrebbe rappresentare”.

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